Adele

on 18 marzo 2019
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16 luglio
Ho 18 anni, non mi trovo nel mio paese e non sono qui per una vacanza. A volte non scegliamo noi la nostra vita, a volte siamo costretti, costretti ad andare via dalla nostra terra. Qui ho un lavoro e quando posso mando soldi ai miei cari. Le discriminazioni non mancano, non c’è nulla da fare. Noi, qua, siamo detti come sporchi, violenti, “quelli con i coltelli”, fannulloni e incapaci, per non dire che in certi posti non ci è nemmeno concesso di entrare. Mi vedono come il male, lo sento, lo percepisco. Ci sono sguardi circondati da indifferenza, ma più doloroso è il silenzio, silenzio che parla da solo, in quanto non è strumento di ascolto ma piuttosto la conseguenza di un muro sempre più consolidato.

12 febbraio 1965
Questi ultimi mesi li ho passati di nuovo nella mia amata Sicilia, la mia terra. La gioia nel sentirmi di nuovo a casa è enorme. Tutto questo mi mancava ma adesso sono pronto a ripartire. Tra circa due mesi verrà pure la mia amata, nonostante tutto ho un lavoro lì e abbiamo deciso insieme di trasferirci per iniziare una nuova vita.

15 febbraio 1965
Non ci hanno permesso più di entrare. Hanno detto che serve un nuovo documento, qualcosa che riguarda la dimora, solo il contratto di lavoro non serve più. E adesso io, dopo questo viaggio durato giorni, dovrei tornare giù senza né spiegazioni né sapere cosa aspettare? Sono italiano e ne vado fiero, e non capisco ancora perché questa cosa vi faccia dannare.

5 gennaio 2019
Sono passati parecchi anni eh? Ho ritrovato tutte queste parole giorni fa, e, sai? sono cambiate tante cose. La mia storia era importante, da scrivere e ascoltare, ma ora è nulla. Migliaia di immigrati da anni hanno “dieci me” di quel lontano 16 luglio dentro, discriminati e scappati via non per una semplice mancanza di lavoro, ma per mancanza di vita. Se questo non bastasse, da mesi ci sono “cento me” di quel 16 febbraio in uomini in mare, al freddo, che cercano vita e trovano la morte, morte e persone non umane, perché in fondo la parola che costruisce ponti è “umanità”. Il vero problema è che nessuno ha voglia di costruire ponti, nemmeno con colui che fingiamo di proteggere.
Alcuni italiani hanno dimenticato la loro storia e, forse vittime per aver sentito addosso pregiudizi che hanno fatto radici in loro stessi, si sono trasformati veramente in violenti. Per questi, che distruggono i valori umani, distruggono ponti fabbricando muri, inizio all’età di 73 anni a essere meno fiero di essere italiano.
Io ricordo cosa si prova e ti assicuro che fa davvero male, ricordò però pure di tutti quelli che sopra ai muri edificavano ponti. A volte bastava solo un sorriso, un buongiorno, sapere di non essere completamente trasparente. Non pensiate mai che il bene in poche dosi sia superfluo, perché è la speranza a volte che ti salva, la speranza che esista ancora l’unica razza, quella dotata di ragione e di senso di fratellanza, ovvero la razza umana.

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