Chiara Stella

on 18 marzo 2019
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“Sono emozionatissima, il mio cuore batte veloce ,non vedo l’ora di conoscere i
miei nuovi compagni. Sono grande,ormai, sto per cominciare il primo Liceo.
Desidero un cambiamento perché finora pochi mi hanno apprezzata,
specialmente dalla mia  ex assistente. Spero di averne una più
umana,quest’anno. Non mi sono, ancora, presentata .Sono Matilde  .Da sempre ,le
mie gambe si sono rifiutate di camminare ,e per questo piccolo problema sono
sulla sedia a rotelle . Spesso mi capita di sognare di correre in un prato fiorito o
di ballare,ma quando mi sveglio realizzo con amarezza la,di trovarmi in una
situazione non troppo facile E’questo il motivo per cui mi serve un assistente  a
scuola. Oggi è il grande giorno sono tutta emozionata ,ho indossato il mio abito
“fortunato” quello verde acqua, è il mio preferito.Ho le trecce, opera d’arte della
mia dolce mamma .È  suonata la campanella ,la professoressa di lettere, mia
madre assieme alla mia nuova assistente e mi presenta ai miei compagni di
scuola . Tutti avevano uno sguardo un po’ strano come se avessero visto un
extraterrestre, tranne Emanuela che  mi ha sorriso ed ha accennato un saluto
.Già dal secondo giorno la mia assistente mi trattava male:” Sei stupida! Non
capisci mai niente” .Tutti ridevano in classe lanciando, fogli,matite e penne tutto
il materiale scolastico possibile, tranne Emanuela lei mi offriva il suo aiuto :”
Matilde posso aiutarti?” Io le rispondevo di no, avevo paura che anche lei fosse
una persona cattiva ,come la mia assistente, e il resto della mia classe,con un
sorriso gigante disponibilissimi  solo a parole .Non mangiavo più… la mia
mamma,mi vedeva pallida, è non ero più felice come una volta perché pensavo
che il problema fossi io..ogni sera guardavo il cielo e pensavo :” Perche’ proprio
io devo stare su questa sedia a rotelle ,e di prendere ogni giorno offese gratuite
dalla mia assistente, e dal resto della mia classe…” piangevo di nascosto, non
volevo che i miei genitori se ne accorgessero . Stavo proprio male. Un giorno
decisi di seguire il consiglio di Emanuela . Raccontai tutto ai miei genitori e
informata la Preside, convocò la mia assistente, che all’inizio fingeva di non
sapere niente… ma dopo poco tempo, non c’è la fece più di nascondere le sue
cattiverie e con le lacrime agli occhi mi disse:” Ora ho capito, che ho sbagliato
sono un mostro, ho rovinato la vita ad una ragazza dolce, che non se lo meritava ,
ti chiedo umilmente scusa..” io le indicai la mia guancia, e lei porse un bacio
perciò io l’ho perdonata , perché mi ha chiesto scusa e perchè mi ha dato un
bacio sulla guancia, non è facile per un adulto chiedere scusa e questa parola ha
rappresentato un ponte ,riscaldato da un gesto altrettanto importante il bacio
sincero sulla mia guancia.
La mia parola ponte è : SCUSA.

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