Gabriele

on 19 marzo 2019
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LA MIA PAROLA PONTE: RISPETTO

Ho letto recentemente la lettera di un ragazzo di ventotto anni: lui stesso l’ha pubblicata su internet per aiutare gli altri raccontando la sua storia.

Enzo, così si chiama, è un maestro certificato di tennis per bambini, insegna anche a disabili fisici e psichici. Soprattutto è impegnato ad aiutare i ragazzi vittime di bullismo e, per far questo, offre loro un ambiente più sicuro dove incontrarsi e giocare.
Vorrebbe tanto poter condividere anche nelle scuole la sua storia per aiutare il maggior numero di ragazzi possibile.
Per cinque anni, infatti, è stato bullizzato in luoghi pubblici e, in particolare, a scuola a causa di un problema fisico. I bulli lo prendevano in giro, lo ridicolizzavano e lo insultavano per la sua acne cicatriziale, fenomeno piuttosto frequente negli adolescenti. La sua famiglia non ha mai saputo niente di ciò che gli accadeva perché lui non ha mai avuto il coraggio di raccontarlo: solo a ventitrè anni è riuscito a condividere il suo segreto con i suoi genitori.

Leggendo la storia di Enzo, non ho avuto dubbi: la mia parola-ponte è RISPETTO.
Troppo spesso si vedono ragazzini messi all’angolo da altri con qualche anno in più che si sentono “potenti”, in diritto di offendere, sfruttare e mancare di rispetto. Fino ad oggi fortunatamente a me non è mai capitato nulla del genere e non mi sono mai permesso di non rispettare una persona, bambino o adulto che fosse. Purtroppo, però, nella nostra società gli episodi di bullismo sono sempre più frequenti.

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