Ginevra

on 19 marzo 2019
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“Il perdono libera l’anima e cancella la paura”. Questa massima di Nelson Mandela, rispecchia a pieno la mia idea di parola ponte… il perdono.
Agli occhi di molti può sembrare qualcosa di banale o persino scontato. Evidentemente, questi occhi non hanno mai perdonato, o mai compreso il valore dell’azione stessa.
Al giorno d’oggi, la gente si illude di essere in grado di accettare scuse, quando invece rabbia e rancore offuscano la mente ed innalzano, in silenzio, un muro di mattoni attorno al cuore.
Noi tutti, però, siamo esseri umani, e come tali, abbiamo il diritto, se non addirittura il dovere, di commettere errori che consentano la crescita interiore.
Ovviamente è necessario un grande sforzo di comprensione e non nego che sia difficile, ma con pazienza, si può arrivare, passo dopo passo alla liberazione dell’anima da ira e odio.
Anche io ho dovuto faticare per giungere all’obiettivo del perdono.
Frequentavo la quarta elementare. In quel periodo la mia famiglia era venuta a conoscenza di un brutto tumore che aveva colpito il nonno.
Spesso, sentivo i miei genitori parlare di questo argomento, senza mai capire cosa stesse succedendo.
Un giorno…tutto mi si fece più chiaro.
Entrando in camera, trovai il nonno coricato in una posizione alquanto elegante, sul suo letto dalle lenzuola azzurre.
Era vestito in giacca e cravatta, mentre ai piedi portava due scarpe lucide di colore nero.
Gli occhi chiusi, la bocca semiaperta come ad accennare un sorriso, il viso rilassato e le mani congiunte al di sopra dello stomaco.
Nonostante la sua lotta perpetua, la malattia era riuscita a prendere il sopravvento. Insomma, quella mattina ci lasciò sereno e non più sofferente.
Da quel momento trovai conforto nel libro che avevo ricevuto in dono da lui stesso. Mi ci affezionai particolarmente, tanto da tenerlo con me persino a scuola.
Quando avevo anche solo qualche minuto libero, mi immergevo nelle sue pagine perdendo ogni volta la cognizione del tempo.
Amavo il profumo della carta leggermente ingiallita ai lati, la perfezione con la quale si susseguivano lettere e parole, e il fruscio dei fogli girati delicatamente.
Tutta questa magia, non durò a lungo…
Un giorno, il libro che sempre riponevo sotto al banco, era scomparso.
Dopo una lunga settimana di preoccupazione persistente, fu per me una grande sorpresa trovarlo tra le mani di una mia grande amica.
Quando mi si presentò davanti, con un’espressione mortificata, pronta per restituirlo, io assunsi un’aria cupa e, senza nemmeno rivolgerle uno sguardo, voltai le spalle, allontanandomi.
Inizialmente il pensiero di perdonarla vagava anni luce dalla mia mente; non potevo credere che una persona alla quale ero così legata, avesse potuto privarmi di un oggetto tanto importante.
Ragionandoci sopra, però, mi resi conto di essermi comportata da codarda.
Ho avuto paura di accettare le sue scuse, pensando di manifestare debolezza; tuttavia, oggi, sono fiera di aver usato il perdono per distruggere quella parete.
E’ stato molto difficile costruire un ponte abbastanza resistente e solido da poter sostenere nuovamente la nostra amicizia, ma devo ammettere di essere riuscita nell’impresa, nonostante il ricordo rimarrà per sempre in un cassettino della mia memoria.

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