Giovanni

on 19 marzo 2019
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Biliardino

La nostra professoressa di Italiano ha iscritto me e la mia classe al concorso “Accorciamo le distanze”, sto per narrarvi una storia che ha come parola ponte “biliardino”.
Cinque anni fa la mia famiglia portò la nostra barca in una nuova rimessa a Falconara Marittima. Lì conobbi il figlio del proprietario, Matteo, che era un paio di anni più grande di me.
Eravamo piccoli entrambi e quell’estate giocammo sempre insieme, ci divertivamo un sacco: facevamo castelli di sabbia, buche, bagni col materassino, giri in barca e tuffi. Dopo cena era l’ora del nascondino o del burraco. La nostra attività preferita era però giocare a biliardino, che si trovava sotto la tettoia della capanna della rimessa e, soprattutto nelle ore più calde, potevamo giocare all’ombra della brezza del mare. Alla fine della stagione ci salutammo con dispiacere, sapendo che durante l’inverno saremmo ritornati alla nostra “vita normale”. L’estate successiva, però, mi ritrovai una sorpresa inaspettata: Matteo mi evitava, trovava sempre scuse per non giocare con me e quando mi vedeva arrivare mi accorgevo che si nascondeva o si allontanava. Realizzai così che non voleva più giocare con me perché si sentiva molto più grande: anche per la differenza di soli due anni, io ero troppo piccolo per lui. Mi sentii triste, deluso ed escluso. Passai alcune settimane a giocare da solo e, nel frattempo, a piccoli passi, feci amicizia con altri bambini. Una sera il proprietario della rimessa aveva organizzato una cena, eravamo in tanti; io stavo giocando a biliardino con Luca, un amico di Matteo, che nel frattempo era diventato anche mio amico. Poco dopo Luca si rese conto che ero molto forte, così chiamò Matteo per fargli vedere come giocavo. Allora Matteo mi volle sfidare e, quando stavamo in parità 9 a 9, si fermò.
Io non gli avevo detto niente, ma lui sapeva che fino a quel giorno si era comportato male nei miei confronti. Disse: “Giovanni, sei fortissimo! Se facciamo un torneo di biliardino, quasi quasi ti chiedo di stare in squadra con me”.
Questo era il suo modo di chiedermi scusa, lo sapevo.
Da quella sera, finalmente, tutto cambiò. Matteo aveva capito il suo errore: lui era cresciuto e, nonostante ai suoi occhi fossi rimasto troppo piccolo per lui, anche io ero cresciuto. In questo caso è stato proprio il biliardino, un semplicissimo attrezzo di gioco in legno con dei pupetti in plastica che spingono una pallina, a sbloccare e sistemare quella spiacevole ed inutile situazione che si era creata tra due amici.

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