Rossana

on 18 marzo 2019
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Era Marzo,per me era come se fosse il primo giorno di scuola.
Percepivo gli sguardi su di me,la professoressa cercava di sedare i brusii che si erano creati per l’arrivo della “nuova”, ovvero io. Mi sentivo a disagio,ero abituata ad adattarmi;mia madre cambiava spesso lavoro.
“Ciao,mi chiamo Andrea e…”.“Cosa?”. Come al solito, adesso ridevano forte. Gli schiamazzi mi rimbombavano nella testa,avrei voluto scomparire, ma dovevo affrontare la situazione.
Capì fin da subito che le cose in quella classe non sarebbero state semplici. I ragazzi trovarono subito dei motivi per evitarmi:il mio accento,il fatto che io fossi bassa rispetto a loro e soprattutto il mio nome.I commenti su di me erano tanti.
“A scuola non ci voglio andare”. Dicevo a mia madre ogni mattina, per sfuggire a quello che il futuro mi riservava: parole continue, cattive, pesanti… un pugno in piena faccia,per me. Le parole diventavano cicatrici all’interno della mia anima e non possedevo abbastanza coraggio per affrontarli e urlare: basta!
Un giorno, nel silenzio tombale che regnava in quell’aula, si sentì la frase:“Andrea è un ragazzo o una ragazza?”. Mi infastidì talmente tanto che d’istinto mi alzai , guardai i miei compagni con le lacrime agli occhi e corsi fuori . La professoressa si innervosì tantissimo con Elisa, l’artefice di quelle parole e la invitò ad uscire dalla classe. La ragazza sbattè la porta e mi si avvicinò. Avevo paura di cosa potesse dirmi o farmi ma a sorpresa mi abbracciò stringendomi forte. Ci sedemmo per terra , mi rifeci la coda poiché si era scompigliata e lei :” I pregiudizi uccidono”. Io non riuscivo a capire cosa mi volesse dire . “Ho sbagliato, non avrei mai dovuto dire quella cosa. Non ti conosco e non so il motivo per il quale hai questo nome, avrei dovuto stare in silenzio”.Una lacrima bagnò la mia guancia ; un motivo per cui mi chiamavo Andrea c’era ed era anche molto importante. “Andrea era il nome di mio fratello” le confidai e subito chinai la testa cercando conforto nelle mie scarpe. Elisa mi strinse la mano dicendomi di smettere di parlare, ma non l’ ascoltai e ripresi il mio discorso. “Quando aveva due anni si ammalò, una semplice febbre,purtroppo non fu così. Nel giro di un mese i miei genitori lo fecero visitare da molti medici e da quel momento :ospedali ,indagini ma nulla servì”. Mi abbracciò nuovamente e mi accarezzò la guancia. Avevo appena trovato un’amica a cui poter raccontare parte della mia vita, una parte che avevo tenuto nascosta . Elisa improvvisamente si alzò e tenendomi la mano disse:”A volte ricordare fa bene al cuore e poi ci si libera un po’”. Si,il ricordo è molto importante,è come un ponte per collegare il passato con il presente e un’arma per migliorare il futuro. Stetti poco in quella classe , mia madre cambiò lavoro di nuovo, ma per me era come una vita intera. Tutti abbiamo un ricordo da custodire ,gelosamente nel proprio cuore.
La mia parola ponte è :”Ricordo”

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