Sara

on 19 marzo 2019
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Avevo otto anni. Tenevo una mano in quella della mamma e l’altra in quella del papà, sorridevo. Ero felice. Ma in quel momento successe una cosa che cambiò per sempre la mia vita. Iniziarono un discorso che non dimenticherò mai, del quale non capii molto all’epoca. Mi dissero che avevano deciso di divorziare. Non sapevo neanche cosa significasse la parola divorzio. Qualcosa, in quel momento, dentro di me, si ruppe. Sprofondavo, assieme alle macerie che mi stavano cadendo addosso. Quel periodo fu terribile, m’incupii e mi chiusi in me stessa. Non condividevo più nulla con i miei e facevo fatica anche solo a parlar loro. Mi avevano provocato un dolore troppo grande. Non riuscivo ad andare avanti normalmente, perché le cose erano cambiate davvero tantissimo, troppo in fretta, ed io ero solo una bambina. Passarono alcuni mesi, giorni infiniti in cui combattei una vera e propria battaglia interiore, perché ero consapevole del fatto che fosse anche colpa mia se stavo troncando il rapporto con coloro che mi avevano messo al mondo. Loro cercavano di parlarmi ma era più forte di me. Non ci riuscivo. Li vedevo come dei nemici, perché pensavo che fossero loro a causarmi tutto quel dolore. Invece…me lo stavo causando da sola. Tempo dopo, lottai tantissimo per cercare di riallacciare i rapporti, ma tutte le volte che mi decidevo a farlo, finiva che mi tiravo indietro e scoppiavo in un pianto sempre più disperato. Ogni volta le mie lacrime aumentavano: la cosa che mi faceva stare peggio del divorzio era il pensiero che loro non mi volessero più. So che mi sbagliavo, ma questi erano i miei terribili pensieri di allora. Stavo male e ormai conoscevo il copione a memoria. Con le mani mi tamponavo gli occhi umidi, abbassavo la maniglia della porta e pregavo affinché quella volta riuscissi a oltrepassare la soglia della mia camera, ma questo non succedeva mai. Ero stanca di fare qualunque cosa, apatica. Odiare delle persone a cui vuoi bene ti sfinisce, specialmente quando senti che non vorresti odiarle. Passò un lungo anno, in cui ogni giorno spostavo qualche piccolo sasso di macerie per farmi spazio ed uscire dal buco nero in cui ero finita. Una sera non ce la feci più e, senza pregare o pensare, andai in cucina e parlai con mio padre. Gli chiesi scusa per il mio comportamento; quella sera piangemmo entrambi e capii che ne era valsa la pena lottare per qualcuno che davvero non vuoi perdere. E poi, il giorno seguente, mi confrontai anche con mia madre, e anche lei ebbe la stessa reazione. Ci abbracciammo così forte che quasi mi sembrò di non avere più respiro. Ho combattuto per dire addio all’unica famiglia che ero abituata ad avere e crearne due.
Lottare ha avuto i suoi risultati e sono contenta di non essermi arresa alla difficoltà, perché non me lo sarei mai perdonata. Combattere fa male, è difficile e ti procura tante ferite. Ferite che gli altri non possono vedere e di cui solo tu sei a conoscenza. Ma questo ti fortifica, soprattutto se lotti per qualcosa che davvero desideri. Grazie a quella battaglia ora io sto bene. Nonostante i miei genitori non stiano più insieme, il nostro rapporto è tornato limpido com’era una volta e nella mia vita splende di nuovo il sole. Anche se può sembrare strano, a volte, per rimanere uniti, bisogna affrontare una vera e propria battaglia, con l’unica differenza che non si combatte per uccidersi l’un l’altro, ma per tentare di salvarsi.

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