PAROLE CHE ABBRACCIANO: UNA SFIDA DA ACCOGLIERE

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Si è concluso con successo anche quest’anno il concorso lanciato nelle scuole di tutta Italia dall’Istituto Toniolo dal titolo “Accorciamo le distanze – quando le parole sono un ponte”. Più di 500 studenti hanno raccontato attraverso un testo, un disegno o un video quali sono le parole che uniscono, che possono essere usate per comprendere e per avvicinarsi agli altri. Venerdì 24 maggio, presso la sede dell’Università Cattolica di Milano, si è tenuta la cerimonia di premiazione a cui hanno partecipato i vincitori accompagnati dagli insegnanti e dalle loro famiglie. Prima della consegna degli attestati, sono intervenuti alcuni ospiti che hanno comunicato la loro parola ponte.
“Apertura” è quella scelta da Daniela Pavone dell’Associazione Parole Ostili, che ha condotto la cerimonia, perché una porta aperta avvicina l’altro e aiuta a comprendersi vicendevolmente. Portando i saluti del prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi, ha introdotto i lavori Mariagrazia Fanchi, direttrice di Almed. “La mia parola ponte – ha detto – è “Cucire”. Un filo che non si vede ma frutto del lavoro paziente. Un filo che serve a tenere insieme contro ogni forma di frammentazione e di divisione”.
Per Elena Rausa, docente e scrittrice, la parola ponte è “Empatia”, quella capacità di sentire dentro: un fatto di sguardi e parole. Citando la poesia “Cadevi, ma non cadi” di Ilde Domin, ha sottolineato come anche lo sguardo ti riconosce, gli “occhi ti afferrano… ti guardano e dicono che tu esisti”.
“La mia parola ponte – ha detto don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano –  è “Comunità”. Riprendendo l’etimologia dell’aggettivo latino “com-munis “, don Claudio ha spiegato come nella comunità si superano insieme le difficoltà, si condividono i problemi ed ognuno svolge il proprio compito e coltiva un senso di responsabilità. L’atteggiamento opposto invece è legato al suo contrario: “Immunità” da “im-munis”, che significa colui che si sottrae al suo dovere.
Emozionanti e sorprendenti anche le parole scelte dai ragazzi ed espresse nei loro elaborati. Alla cerimonia erano presenti sia i più piccoli partecipanti, alunni di prima e seconda della scuola primaria, sia studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado provenienti dalle scuole di diverse regioni d’Italia. In molti hanno riflettuto sul tema dell’accoglienza, dando ampio spazio alla quotidianità scolastica e di vita dei giovani. La tematica dell’accorciare le distanze è stata anche espressa nell’ottica di aiuto e comprensione di chi è in difficoltà. Alcuni testi invece sono stati più personali: non è semplice scrivere di bullismo o raccontare momenti di vita evocati con parole commoventi e intense.  I ragazzi sono stati capaci di uscire da se stessi e guardarsi nelle azioni di ogni giorno per capire dai propri errori. I bambini della scuola primaria hanno rappresentato con semplicità, attraverso un disegno, il senso dell’amicizia diretta fra compagni. Tutti hanno saputo ricostruire ponti di parole, oltre muri e distanze. E questa è la sfida raccolta dai ragazzi che hanno partecipato al concorso: ognuno può combattere l’ostilità evitando un linguaggio che esclude, che giudica, cercando invece quelle parole ponte che abbracciano e uniscono.

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